Il volo incerto di Falcon

Emma Bull e il fantasy poetico ibridato di fantascienza


Falcon è un romanzo che pare l’ unione di due storie unite malamente fra loro. Leggendolo si ha l’impressione che l’autrice sia partita con l’intento di scrivere un fantasy e poi abbia virato verso la fantascienza per evitare di scrivere l’ennesimo fantasy ripetitivo e insulso. Che un pianeta venga colonizzato solo per preservare la cultura celtica sembra proprio l’eco di un fantasy male elaborato. L’orientarlo verso la fantascienza pare il tentativo di non buttare le prime 160 pagine nelle quali l’immancabile giovane principe di un casato si trova a fronteggiare un complotto che porterà morte a tutta la famiglia regnante. Scampato per miracolo alla morte fugge dalle sua lande, qui il pianeta Cymru, per rifugiarsi in altre contee, qui sono detti Mondi Centrali. Nella seconda e fin troppo ben distinta parte del romanzo, troviamo il giovane protagonista desideroso solo di diventare il più grande pilota della galassia – (fa tanto Skywalker vero?) – per raggiungere tale obiettivo si sottopone a una tecnologia sperimentale e diventa un Pilota Gestalt, un navigatore dalle facoltà cerebrali e biomeccaniche potenziate – in pratica si collega ai comandi della nave tramite prese bioniche – niente di nuovo nello spazio, ma tanto per essere originale c’è l’uso obbligatorio di una droga che attiva tali potenzialità. I collegamenti neurali però comportano una malattia degenerativa che la droga particolare tiene a bada ma non per sempre. Sapendo di avere i giorni contati il giovanotto si imbarca in una ultima missione, portare sul pianeta Lamia un artista, un cantante musicista (nel fantasy sarebbe stato un bardo) il solo in grado di salvare il pianeta dalla guerra che lo sta devastando. Faccenda poco chiara anche al nostro pilota e infatti si scopre pian pianino che era tutto un trucco per portare il grandepilota a Lamia, dove c’è un laboratorio con tanto di medico-biologo-genetista che lo vuole studiare prima che la malattia degenerativa lo uccida. Qui però verso la fine, con l’aiuto dell’elemento femminile molto innamorato di lui, (i principi, anche se in disgrazia, hanno sempre un grande seguito fra le donne) si inietta una dose tripla della speciale droga ed ecco che, per non si sa bene per quale magia tecnologica, forse l’essere stato costruito dalla madre sul pianeta originario, ovviamente anche lei una eminente biologa genetista ecc. a suo tempo in combutta con il biologo di Lamia, (ma guarda un po’) può teletrasportarsi a suo piacimento in qualunque luogo, risolvendo così alcune questioni lasciate irrisolte con chi ha sterminato la sua famiglia. Ogni capitolo del romanzo inizia con un estratto di poesie o poemi di William Butler Yeats, forse l’unica cosa notevole, ma non poi così tanto, di tutte le 364 pagine. Nel complesso il romanzo ha un ritmo tendente al soporifero, buono per gli insonni e forse per i patiti di Star Wars.Giuseppe Ferri  Titolo Originale Falcon(1989)Traduttore  Annarita GuarnieriPag. 364 Cosmo Argento N°217 – (1991)Editrice Nord –

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