Il sonno dell’angelo custode

Un lockdown surreale secondo Luis Bunuel

Non appena ci siamo resi conto che non stavamo affrontando la solita influenza stagionale, come per una sorta di meccanismo di salvaguardia (Apocalypse? Not yet, please!) è scattata la caccia al corona-paragone. Quello storico (la peste nera, la spagnola). Quello letterario (Il Decameron, la peste scarlatta). Quello cinematografico (Occhi bianchi sul pianeta terra, Andromeda). Porto il mio modesto contributo ricordando che nel film Todo Modo del regista Elio Petri, la vicenda inizia con un precipitoso ritrovo di potenti in un albergo eremo, mentre fuori serpeggia una incontrollata epidemia. L’occasione ideale per una resa dei conti, che ha le forme di una autoanalisi senza possibilità di redenzione.

L’effetto del virus infatti non è limitato all’hardware, ma notoriamente intacca il sistema operativo. Così è interessante estendere il gioco del paragone alla reclusione che rappresenta l’altra faccia della moneta virale. Ebbene proprio di recente ho colmato una mia lacuna cinematografica guardando L’Angelo sterminatore di Luis Bunuel. La storia di un manipolo di facoltosi alto borghesi bloccati in una villa dopo una piacevole serata all’opera. La fastosa cena accidentata dalla fuga della servitù è il preludio di una situazione che slitta dall’increscioso all’allucinante. Nessuno dei convivati sa varcare la soglia della sala. È come se, giunti al limitare di quello spazio circoscritto, la volontà si annullasse cedendo il posto a una fitta di terrore irrazionale.

Un miracolo alla rovescia? Una pre-ammonizione apocalittica? L’aspetto interessante del racconto è che fuori la vita continua, quasi normalmente, ma nessuno riesce a entrare nella villa. Attorno a quel luogo pare si estenda un campo di negatività. Una barriera sovrannaturale, che in realtà può benissimo rispondere ad una legge della natura non ancora decifrata dalla ragione. Qualcosa di simile all’attuale depressione post fase 2 che attanaglia quanti si sono accorti che tutto non è “andato bene” come da slogan.

Bunuel non offre bussole ai naufraghi del reale. Ma lascia intendere che una via d’uscita dall’isola claustrale esiste: vanno ricombinati e condivisi i simboli che danno un senso all’esperienza comune. Certo, prima occorre ammettere che quanto fatto finora è causa del danno, in altre parole: la colpa. È la parte più difficile e dolorosa. L’Angelo non ha misericordia verso chi si auto condanna a ripetere i propri errori.

Il sonno dell’angelo custode

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